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FIORI SPONTANEI

In questa sezione abbiamo raccolto le foto di fiori ed erbe spontanee scattate durante le nostre escursioni sui sentieri della val Borbera. Tutte le foto sono di proprietà dell'autore e la loro riproduzione è riservata.

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Anemone dei boschi (Anemone nemorosa)

Aglio orsino (Allium ursinum)

Aquilegia (Aquilegia atrata)

Bardana Lanuta (Arctium tomentosum)

Pianta bulbosa, erbacea, perenne, eretta non molto alta, con fiori bianchi e foglie larghe, delicate e setose, dall'odore pungente di aglio. La si può trovare nei nostri boschi a volte in popolamenti spesso massivi e fitti.

Specie selvatica piuttosto frequente al margine delle formazioni boscate, in particolar modo nella fascia montana. In valle è diffusa nelle aree di cresta tra gli 800 e i 1200 metri di quota.

Piccola pianta della famiglia delle Ranunculaceae, erbacea e perenne. È tra le prime fioriture della primavera dei nostri prati. Spesso nasce nel tardo inverno per cui entra in fioritura nelle prime giornate tiepide appena la neve scompare evitando così che le prime foglie degli alberi oscurino eccessivamente il suolo. Al calare del giorno o quando inizia la pioggia l'Anemone inclina i suoi fiori verso terra, mentre i petali esterni si avvicinano a forma di cupola per proteggere gli stami e i pistilli preziosi per la propagazione della specie.

Il nome deriva dal greco "arctium" che significa orso, per i peli che porta la pianta. Questa varietà è caratterizzata da brattee ricoperte di peli che formano una sorta di ragnatela. Diffusa sul nostro appennino, fiorisce all'inizio dell'estate.

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Bugola o erba di San Lorenzo (Ajuga reptans)

Cardo di Re Carlo o Carlina bianca (Carlina acaulis)

Botton d'Oro (Trollius europaeus)

Il nome del genere (Trollius) deriva dal tedesco antico “troll” che vuol dire globoso, in riferimento alla forma a palloncino del fiore. È una pianta velenosa in ogni sua parte, come gran parte delle Ranunculaceae, ma innocua se essiccata.

La bugola è una piccola pianta erbacea perenne, sempreverde nei climi più caldi, inodore a portamento strisciante alta non più di 20 cm, appartenente alla famiglia delle Lamiaceae. Pianta conosciuta per le sue proprietà astringenti, antinfiammatorie e vulnerarie. È usata in omeopatia ma anche in cosmetica per pelli delicate. Ha inoltre presunte capacità di fermare le emorragie.

Secondo una leggenda, durante una pestilenza ai tempi di Carlo Magno un angelo apparve in sogno all’imperatore; gli comandò all’indomani di scagliare una freccia contro il cielo: la pianta in cui la freccia si sarebbe conficcata avrebbe fornito la cura del male. La mattina successiva il sovrano fece quanto aveva ordinato il messaggero celeste, scagliò con il suo lungo arco una freccia verso il cielo e mandò i suoi cavalieri a cercare il punto di caduta. La freccia fu trovata conficcata nel centro di un grande fiore privo di stelo: dalle radici di quel fiore si ricavò la medicina che debellò la malattia. La Carlina bianca, diffusa anche sul nostro appennino, non è nota solo per le sue presunte virtù medicinali, è infatti una pianta “metereologica”: le sue brattee si chiudono quando aumenta l’umidità atmosferica, ad esempio in prossimità di un temporale. Era inoltre uso delle popolazioni alpine inchiodare il suo grande fiore sulle porte delle baite e dei fienili come portafortuna.

Campanula soldanella (Campanula rotundifolia)

Diffusa in tutta la valle, predilige i prati asciutti e magri, i pendii sassosi e le rupi. Una volta le sue radici venivano consumate come quelle della “Campanula commestibile”.

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Cipollaccio (Muscari comosum)

Cardo pallottola (Echinops ritro)

Cardo scardaccio (Cirsium eriophorum)

Crescione d'acqua (Nasturtium officinale)

Il cipollaccio, o lampascione, è una specie a distribuzione eurimediterranea talvolta di antica introduzione al di fuori dell'areale primario, presente in tutte le regioni d'Italia. Cresce negli aspetti più caldi dei prati naturali ed in vegetazioni ruderali e segetali, su suoli calcarei o limoso-argillosi, aridi d'estate, al di sotto della fascia montana. I bulbi, commestibili, sono utilizzati soprattutto in Puglia (lampascioni). 

Pianta perenne diffusa in appennino nelle zone aride e sassose. Il suo particolare fiore sferico di colore blu intenso è molto amato da api e farfalle. Il nome deriva dal greco "Ekhinos" (riccio) e "Opisis" (aspetto).

Detto anche cardo lanoso, è una pianta biennale che il primo anno emette solo una rosetta di foglie basali, e fiorisce al secondo anno. Il nome generico deriva dal greco '"kirsos" (varice) per l'antico uso contro le vene varicose. Il nome "eriophorum" significa portatore di lana e si riferisce all'aspetto lanoso dei capolini. Fiorisce da giugno a settembre ed è particolarmente diffuso in molti pascoli della Val Borbera.

Pianta perenne della famiglia delle Brassicaceae, vive lungo lenti corsi d'acqua, in terreni semisommersi e acquitrinosi. Lo si incontra in valle, nelle rogge e nelle zone umide, ma anche nelle anse più tranquille del torrente Borbera. Ottimo in insalata, mischiato alle altre verdure.

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Dentaria pinnata (Cardamine heptaphylla)

Elleboro puzzolente (Helleborus foetidus)

Euforbia (Euphorbia)

Il genere Euphorbia L. comprende un vasto numero di piante dicotiledoni della famiglia delle Euphorbiaceae, erbacee o legnose a seconda della specie. Il nome Euphorbia (assegnato da Linneo) viene dal latino euphorbium, dal nome del cerusico di Giuba II di Mauretania, come riportato da Plinio.

Erba Trinità (Hepatica nobilis)

Cresce nei boschi di faggio tra i 500 e i 1500 metri di quota. I fiori sono generalmente bianchi o bianchi rosei. Fiorisce da aprile a giugno.

Sono considerate piante velenose in quanto contengono elleborina e altre sostanze alcaloidi tossiche e velenose. Se ingerite in quantità possono provocare vomito, diarrea e arresto cardiaco. Il veleno può essere assorbito anche attraverso la pelle.

Il nome comune è dovuto all’usanza medievale di rappresentarla in alcuni affreschi, di carattere religioso, per simboleggiare la Trinità. Fiorisce in questi giorni.

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Genziana appenninica (Gentiana dinarica)

Ginestra (Genisteae)

Ginestra dei carbonai (Cytisus scoparius)

Latte di gallina (Ornithogalum umbellatum)

Con il nome comune generico di ginestra si indicano molte delle specie appartenenti a questa tribù, in particolare molte di quelle appartenenti ai generi Calicotome, Cytisus, Genista, Spartium e Ulex.

Pianta erbacea perenne alta 5-8 cm, con foglie riunite alla base e scapi fiorali eretti; fiori di 3-4 cm blu-violacei con chiazze più scure. Fiorisce tra giugno e luglio. Vive in pascoli rupestri altomontani.

Il nome generico (Cytisus) deriva dalla parola greca kutisus, nome di una specie di trifoglio in riferimento alla forma delle foglie.

Detto anche aglio selvatico, è una pianta bulbosa delle Gigliacee con una rosetta basale di foglie strette e molto lunghe, da cui si diparte uno scapo corimbiforme dai bei fiori a tepali internamente candidi, esternamente screziati di verde. È comune nei seminativi e negli incolti del Mediterraneo e dell’Europa media, talvolta è coltivato nei giardini.

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Orchidea sambuchina (Dactylorhiza sambucina)

Narciso selvatico o dei poeti (Narcissus poeticus)

Orchide purpurea o Orchide maggiore (Orchis purpurea)

Polmonaria (Pulmonaria australis)

Specie tipica dei pascoli, dei prati e delle radure di alta quota, dove fiorisce poco dopo il ritiro della neve. Ha fusto breve, di solito non supera i 15 cm, e si può presentare in colorazioni diverse, le tonalità fra il porpora ed il vinaccia sono le più comuni, ma non mancano piante a fiori gialli e, seppur rari, bianco albini. La presenza di colori diversi, per una specie di orchidea spontanea, rappresenta un’eccezione immortalata in questa immagine scattata sui pascoli dell'alta val Borbera.

Molto diffuso nei nostri pascoli, offre spettacolari fioriture tra aprile e maggio. Il bulbo contiene narcissina, un potente alcaloide che agisce sul sistema nervoso e può essere letale anche in dosi minime.

Tra le orchidee selvatiche in Italia è decisamente quella con il fiore più grande, da cui il nome comune italiano. Si può trovare nei querceti, nelle scarpate, nei prati, con terreno calcareo, alla luce piena del sole o in mezz'ombra, da 0 a 1350 metri di altitudine. I fiori sono di colore dal bianco al rosso porpora, con sepali e petali bruno purpurei uniti a formare una sorta di elmo globoso.

Come in genere le polmonarie, anche P.australis fiorisce precocemente, all'inizio della primavera. A differenza delle altre polmonarie mostra una preferenza per suoli su substrato calcareo, piuttosto poveri, soleggiati e stagionalmente asciutti, spesso in boschi radi di conifere o latifoglie ad altitudini fra 700 e 1200 m.

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Primula odorosa (Primula veris)

Ranuncolo montano (Ranunculus montanus)

Saponaria (Saponaria ocymoides)

Santoreggia montana (Satureja montana)

In molti testi antichi questa pianta veniva chiamata Primula officinalis in quanto in grado di guarire le ferite. Le foglie giovanili possono essere mangiate sia crude che cotte. I fiori possono essere utilizzati per preparare un liquore aromatico.

Il nome deriva dall'alto contenuto di saponine vegetali presenti nelle radici di questa pianta. Le saponine sono sostanze detergenti conosciute già in antichità. Veniva infatti coltivata in abbondanza, al fine di poter lavare il bucato ed in particolare la lana.

Erba aromatica spontanea diffusa sui nostri monti, in particolare su tutto il costone La Ripa. Nota come erba officinale fin dai tempi dell'antica Roma, pare debba il suo nome alle presunte proprietà afrodisiache. Secondo alcuni, infatti, il nome "Santoreggia" deriverebbe da "satiro", mitica creatura dei boschi dalle sembianze metà umane e metà caprine caratterizzato da istinti particolarmente lussuriosi. A parte queste presunte doti, in cucina è una eccezionale aromatica.

Pianta perenne erbacea. L'infiorescenza è composta da fiori terminali e solitari (uno per ogni peduncolo) di colore giallo brillante.

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Scilla silvestre (Scilla bifolia)

Tanaceto (Tanacetum vulgare)

Taràssaco comune (Taraxacum officinale)

Timo (Thymus vulgaris)

Pianta erbacea perenne della famiglia delle Liliaceae. I fiori, posti all'apice dell'unico fusto, sono per lo più 6-10, formanti un racemo. Hanno circa 1 cm di diametro. I tepali, solitamente 6, sono di un azzurro-violetto intenso, più raramente si rinvengono nella varietà bianca o purpurea. Le foglie sono 2 (da cui il nome della specie), lanceolate, ricurve e lucenti, che abbracciano il fusto dalla base fino a circa la sua metà. Sono già presenti al momento della fioritura, che avviene tra marzo e maggio.

Pianta arbustiva perenne alta fino a mezzo metro, con un fusto legnoso nella parte inferiore e molto ramificato che forma dei cespugli molto compatti. Le foglie sono piccole e allungate, con una colorazione che varia dal verde chiaro, al grigio, all'argento. I fiori hanno un colore bianco - rosato, crescono dove le foglie si staccano dal fusto con infiorescenze a spiga.

Pianta erbacea perenne a fiori gialli, appartenente alla famiglia Asteraceae. E' utilizzato in Piemonte e nel Sud della Francia per la produzione del liquore di Arquebuse e del vermut.

Pianta a fiore appartenente alla famiglia delle Asteracee. È comunemente conosciuto come dente di leone, dente di cane, soffione, cicoria selvatica, cicoria asinina, grugno di porco, ingrassaporci, insalata di porci, pisciacane, lappa, missinina, piscialletto, girasole dei prati o anche con lo storpiamento del nome in tarassàco. Il tarassaco viene usato sia dalla cucina sia dalla farmacopea popolare. La terapia a base di foglie o radici di tarassaco è chiamata "tarassacoterapia". È una pianta di rilevante interesse in apicoltura, che fornisce alle api sia polline sia nettare.

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Valeriana comune (Valeriana officinalis)

Vedovelle dei prati (Globularia punctata)

Verga d'oro maggiore (Solidago gigantea)

Viola di Eugenia (Viola eugeniae)

Trova il suo habitat ideale nei prati e pascoli situati al di sopra dei 1000 metri di altitudine, generalmente caratterizzati da un sottile strato di suolo e da affioramenti rocciosi di natura calcarea. Fiorisce in primavera da maggio a giugno, periodo in cui produce dei bellissimi fiori di colore variabile dal giallo pallido al blu violetto. Nonostante le piccole dimensioni i fiori sono abbastanza evidenti, non solo per la loro colorazione, ma anche per il loro aspetto soffice e vellutato.

La medicina popolare conosce e utilizza la Valeriana da tempo immemorabile per curare gli stati di agitazione e la difficoltà di origine nervosa nell'addormentarsi.

Le foglie contengono una sostanza amara, la globulariacitrina, che possiede proprietà stimolanti uguali alla teina e a dosi elevate diventa tossica.

Forma spesso gruppi compatti di svariati esemplari, nelle zone umide o semi-umide.

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